Mi sono imbattuta in un video del Corso di Laurea in Ostetricia e ho avuto la cattiva idea di ascoltare ciò che viene detto per pubblicizzare la professione. Dopo averlo visionato un paio di volte ed essermi conseguentemente ripresa a fatica, ho scelto di condividerlo con una collega. Quindi abbiamo deciso che avremmo commentato alcuni frammenti della sbobinatura.
Scegliere di diventare ostetrica oggi significa intraprendere una professione con autonomia e una propria professionalità. È un ruolo indiscutibilmente insostituibile. Già dal corso di laurea, la studentessa sarà impegnata in turni notturni e festivi, e continuerà così non appena discussa la tesi, perché si tratta di un corso abilitante.
Rachele. Va bene, è comprensibile. Tuttavia le ostetriche possono anche seguire la strada della Libera Professione, quindi non è automatico che abbiano turni: potrebbero trovarsi a guidare un corso di preparazione alla nascita con donne precesarizzate o che non hanno allattato. Oppure potrebbe voler insegnare la fertilità alle adolescenti... Tutto questo non ha turni e amplia moltissimo la professionalità. Mi pare assolutamente scontato il fatto che ‘gli alti papaveri’ della professione ostetrica non puntino assolutamente ad una formazione complessa di modo tale da offrire alla studentessa una formazione completa. Questo serve perché poi, grazie ai deliziosi corsi obbligatori per l’acquisizione di crediti (i famosi quanto per lo più inutili ECM) che carinamente hanno, se invece utili, costi proibitivi, la neolaureata -che già ha versato cospicue tasse universitarie per essere sfruttata, mobbizzata, accartocciata, maltrattata e spesso subire nonnismi e abusi di potere (non fare la faccia stupita, dài: le università italiane sono così) – deve anche cercare di barcamenarsi in una formazione che sia il più completa possibile.
La carriera da Libera Professionista, spesso necessaria per le donne che oltre che fare le ostetriche desiderano pure avere una vita privata con marito e figli (oppure banalmente vorrebbero non essere più complici di atti di Violenza Ostetrica) o, semplicemente, gradiscono portare avanti altri ambiti professionali, debbono anche compiere una sorta di ‘viaggio all’indietro’ cancellando progressivamente ciò che hanno acquisito con lacrime e sangue, per iniziare a fare veramente Ostetricia.
Attenzione: alcuni Ordini delle Ostetriche parlano di 'persone' e non donne, quando trattano pubblicamente temi legati alla nascita e all'allattamento. Direi che una pennellata di fisiologia non sarebbe male.
Il corso di laurea in ostetricia è ospitato all'interno dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria. Tutta l'attività di tirocinio si svolge in questa struttura, che è un centro di terzo livello. Qui è possibile osservare tutti gli aspetti della professione: dall'ostetricia fisiologica a quella francamente patologica.
Rachele. Esperienza personale: in un'azienda ospedaliera universitaria di terzo livello, non solo si vede bene cosa NON è fisiologico, ma ci si può fare un'idea di tutto ciò che può far diventare petalosamente patologico qualcosa che era molto fisiologico prima che il signor dottore e tutto il caravanserraglio della farmacologia, ci mettesse le mani. Di solito in questi posti le donne vengono indotte al travaglio (rischio altissimo di patologizzare una nascita: aumento di episiotomia, manovre invasive, malpresentazioni fetali e taglio cesareo anche d'emergenza), vengono cesarizzate d’elezione per ogni motivo possibile (il più gettonato è il timore - da parte dei medici - di incorrere cause medico-legali).
Laura. Ho lavorato in tanti luoghi remoti: in ospedali (uno dei quali da 20,000 nascite all’anno), centri nascita/case maternità a conduzione solo ostetrica, e ho assistito - a casa - in 4 continenti diversi. Ciò che posso dire con chiarezza, è che più si alza il livello di specializzazione, più la fisiologia letteralmente si eclissa: il parto viene visto come un campo da controllare, da contenere, da vigilare. Non c’è più la donna: c’è il “caso”.
Quando sei giovane ostetrica e cresci in quell’ambiente, rischi di pensare che sia normale. E invece no. In molte realtà, non ti insegnano come restare accanto a una donna che partorisce; non ti insegnano ad ascoltare e mettere al centro le sue scelte quello che è importante per lei. Ti insegnano come intervenire e a mettere te operatrice al centro, ma soprattutto ad aver paura sia della nascita, sia della vita, sia della morte. E, soprattutto, ad usare questa paura per manipolare la donna. Questo lo vediamo spesso soprattutto negli ambienti ospedalieri, dove vengono utilizzate frasi fatte basate sulla paura e né sull’evidenza scientifica, né sulla fisiologia del corpo femminile: “Se non fai l’induzione il tuo bambino può morire, il bambino è troppo grosso e non ci passa, cosa vuole che succeda? una distocia di spalle?” e così via… Quando mi sono laureata mi sentivo persa, non sapevo come comunicare con le donne e cosa fosse la fisiologia. Mi sono ritrovata in situazioni, prima di laurearmi, dove le vecchie ostetriche mi prendevano le mani per insegnarmi per forza come scappucciare la clitoride (spingere la clitoride in su - una manovra fastidiosa e dolorosissima quando il bambino sta affiorando al perineo). Ѐ questo il tirocinio di cui abbiamo di bisogno? Cosa possiamo imparare da tutto ciò, se non a essere solo invasive e ad aver paura della nascita?
I corsi di aggiornamento, i seminari specialistici, le linee guida... sono tutte risorse utili, ma talvolta finiscono per medicalizzare ciò che, in realtà, dovrebbe restare naturale. La medicalizzazione non è solo una questione di farmaci e interventi, è una mentalità che penetra nel nostro modo di pensare il parto, riducendo la donna a un semplice 'caso clinico', un evento da controllare e normare. La vera sfida, invece, dovrebbe essere quella di imparare a mantenere il parto fisiologico al centro, riservando la medicina e l’intervento solo quando strettamente necessario. Così facendo, restiamo prigionieri di una mentalità che, troppo spesso, dimentica che ogni parto è un’esperienza unica, che va rispettata e tutelata nella sua sacralità. E che è molto importante saper accompagnare le donne a riconoscere cosa è importante per loro e a saperle accompagnare.
Allo stesso tempo, si può guardare all'ostetrica del futuro, scoprendo aspetti più specifici. Ad esempio, la diagnosi prenatale, la procreazione medicalmente assistita o la riabilitazione del pavimento pelvico, senza dimenticare il supporto fondamentale alla donna nella ginecologia oncologica.
Rachele. L'ostetricia del futuro sarà attaccata alle sottane protettive della medicina-mammana? Diagnosi prenatale significa aborto, PMA vuole dire gravidanza patologica, riabilitazione del pavimento pelvico spesso vuole dire tentare di cancellare anche chirurgicamente le manovre orribili alle quali sono sottoposte le donne a causa della medicalizzazione. Sostanzialmente l'ostetricia del futuro non sarà nulla di fisiologico.
Attenzione: chissà se questa gente ha mai sentito parlare di fertility awareness e Medicina Riparativa Riproduttiva (conosciuta col nome commerciale di Naprotecnologie). Chissà se queste persone mai impareranno a non calare le braghe alla medicalizzazione... Ah no: non possono. La fisiologia non fa guadagnare e non rende le donne libere ed emancipate dal Signor Dottore. Le ancelle di quest'ultimo sono coloro che non sapranno più distinguere le differenze tra fisiologia e patologia. PS: sono una femminista moderata, e so che quando il femminismo parla della violenza femminile, lo fa spesso attribuendo la definizione 'ancella del patriarcato' alla donna che si macchia di gesti di cattiveria. Ecco: la mia domanda è proprio: le ostetriche che sono violente, desiderano continuare ad essere ancelle del patriarcato?
Laura. L’ostetricia del futuro? È già qui. È quella che ha perso il contatto con il corpo, con l’ascolto, con il sacro della nascita. Ho visto ostetriche formarsi più su linee guida che sull’empatia. Quando esci fuori dall'università, no non sei formata. Devi disimparare tutto. Perché ti rendi conto che ciò che hai studiato non è ostetricia. Io avevo scelto di andarmene all’estero perché sentivo che dovevo imparare qualcosa che non mi avevano mai insegnato all'università,
Mi domando: come fanno le studentesse ad essere ostetriche se non hanno mai visto un parto davvero fisiologico?
E mi chiedo ulteriormente: ma chi accompagna davvero le donne a fidarsi di sé? A riconoscere che la loro voce vale?
Una delle cose che mi ha colpito maggiormente nel mio percorso da ostetrica è che non siamo state adeguatamente formate ad ascoltare veramente la donna. Se davvero vogliamo fare la differenza, dobbiamo sviluppare la capacità di comprendere la sua esperienza emotiva e fisica. Non basta applicare una tecnica, non basta seguire un protocollo. L'ostetrica deve essere in grado di entrare in sintonia con il corpo e con la mente della donna che sta partorendo, deve essere un punto di riferimento sicuro in momenti di grande vulnerabilità. È importante che la formazione in ostetricia includa più di una preparazione tecnica, ma anche una preparazione psicologica ed emotiva. Io mi sono formata da sola sull’impatto dell’esperienza di nascita a livello psicologico nelle famiglie. Le università hanno intenzione di espandersi anche su questo campo?
Un altro aspetto fondamentale che manca nella formazione ostetrica è l'approccio psicologico e sociale. Dobbiamo essere preparate ad affrontare le difficoltà emotive che molte donne vivono durante la gravidanza e il parto: traumi, ansia, paure, esperienze precedenti dolorose. Siamo chiamate a essere anche supporto psicologico, ma spesso non ci sono percorsi specifici che ci preparino a gestire queste difficoltà. Offrire un supporto psicologico adeguato è essenziale per creare un ambiente positivo e sicuro durante il parto. Le ostetriche dovrebbero essere formate anche su come lavorare in sinergia con psicologi, assistenti sociali e altri professionisti che possono aiutare a rispondere alle necessità emotive e psicosociali delle donne.
Solo così riusciremo a rendere l’esperienza del parto davvero rispettosa e positiva, mettendo la donna al centro della scena, non solo la tecnica.
Rachele. Molto semplicemente l’Ostetricia del futuro cancellerà la figura dell’ostetrica. Saranno ‘piccoli medici’ o ‘pseudo-infermiere’ senza alcuna mano libera.
Inoltre, sempre all'interno della nostra struttura, è presente un centro di simulazione ad alta fedeltà. Questo permette la formazione sia del personale ostetrico che di quello medico in tutti gli ambiti: dalla gestione del parto fisiologico a scenari più complessi come il parto distocico (ad esempio, la distocia di spalla o l'emorragia postpartum).
Rachele. Menomale che c'è la simulazione. Ai miei tempi la tutor del tirocinio la sentii mettersi d'accordo con la specializzanda per farle fare molte episiorrafie: ciò significava che diverse partorienti avrebbero subito un taglio del perineo solo per consentire a un futuro ginecologo di saper suturare. Non granchè come cosa: giusto? Meglio i computer... Veniamo a noi. Parto distocico: spesso risultato eccellente di manipolazione farmacologica e insistenza medica a che la donna partorisca. Idem, spesso, la distocia di spalla. Talvolta anche l'emorragia è dovuta a una sovraesposizione a farmaci.
Certo: menomale che ci sono i manichini e non si impara più sulle donne direttamente. Diciamo nota parzialmente positiva.
Il corso di laurea in Ostetricia dura tre anni. Il primo anno è dedicato a una formazione di base che include competenze sia ostetriche che infermieristiche. Infatti, sia la didattica che il tirocinio si svolgono in comune con gli studenti di infermieristica, anche in reparti tipicamente infermieristici.
Rachele. Posso dire che sono pochi? Se di salute femminile bisogna parlare, mi pare inutile trascorrere un anno a lavare i vecchietti in Medicina e Chirurgia. Però ovviamente un po' di base può servire: io trascorsi un mese a levare e mettere pannoloni a poveri anziani spaventati che avrebbero avuto il diritto di essere curati da gente esperta e, in seguito, passai più di un mese in Urologia Maschile: vidi più uccelli di un ornitologo della Lipu. Certo: coi tempi che corrono non si sa mai. Magari adesso ci si potrebbe trovare di fronte a una signora Rossi munita di pene... Il mondo è bello perché è vario.
Tuttavia, tornando a bomba, come si suol dire: e che ne è di tutto quello che concerne l'allattamento (che è solo materno)? Se un'ostetrica deve assistere la patologia, è possibile che si trovi ad assistere anche quella neonatale: mai migliore soluzione per un neonato spremuto e schiacciato per ore, poppare in santa pace con mamma anche in caso sia prematuro.
Attenzione: no. Non mi si venga a dire che il fatto che le donne vengono maltrattate in sala parto non influisca sulla salute neonatale, perché su questo tendo a innervosirmi. Eppure ci sono medici neonatologi che a tutt'oggi, mentre promuovono la salute dei primi mille giorni o anche solo quella neonatale, non parlano mai della qualità della relazione tra mamma e bambino e sul come questa venga influenzata dall'assistenza ostetrica molto medicalizzata. Sì: una cane che si morde la coda. Più PMA (per esempio) vuole dire più medicina e più farmacologia; inoltre vuole dire soldi, molti soldi: ecco a cosa serve manipolare le giovani donne abituandole a pillole e pilloline, in questo modo si abitueranno a un controllo farmacologico e delegheranno tutta la loro fertilità al Signor Dottore che, come dio dall’alto dei cieli, poi magicamente concederà loro il dono della maternità (o della cancellazione della maternità, a seconda); ma anche relazione spesso patologica tra madre e nascituro; ma anche rischio di patologizzare il parto per 'gravidanza preziosa'; ma anche di non allattare perchè le donne sono terrorizzate dal non-controllo della salute infantile... Devo aggiungere altro o ce la facciamo a fare il quadro?
Il secondo anno, invece, si concentra progressivamente su competenze di natura più specificamente ostetrica, sia a livello teorico che pratico. Il tirocinio, ad esempio, inizia in sala parto dopo aver superato esami fondamentali come Fisiologia del Parto e Patologia del Parto, tenuti da medici e ostetriche. Questi professionisti verranno poi incontrati direttamente durante l'attività di tirocinio.
Rachele. E se fosse solo questo... Infatti poi le ostetriche escono da lì e non sanno come relazionarsi con una donna che: non vuole essere seguita da un medico; vuole partorire a casa; è un’adolescente che avrebbe il diritto di conoscere com'è fatta e si vede propinare come unica soluzione il famoso preservativo+pillola; aspetta un bambino malato e non vuole abortirlo; vorrebbe abortire ma ciò la addolora e non sa a chi chiedere aiuto; vorrebbe un figlio senza la PMA... devo continuare? Continuo: una donna che ha subito una violenza ostetrica e ora è gravida ancora e non sa come fare per rielaborare il trauma; non ha allattato ma adesso vorrebbe farlo con un altro figlio; che aspetta dei gemelli e vuole un parto fisiologico... Potrei stare qui per ore.
Questo tirocinio dov'è? Nei consultori? Mi si permetta una lieve sghignazzata...
Il tirocinio è cruciale anche ai fini dell'esame di laurea: l'esame di stato, che precede la discussione della tesi, richiede l'analisi critica di un caso clinico. Questo dimostra l'evoluzione del percorso, che rende la studentessa una figura sempre più professionalizzata e specializzata.
Il caso clinico. Il caso. La donna nella sua complessità non è mai possibile risolverla in un caso.
Attenzione: non sono preparate, quando escono di lì ad affrontare le donne vere. O meglio. Lo sanno fare seguendo pedissequamente il medico o cercando - con fatica enorme - un luogo dove il lavoro dell'ostetrica è rispettato.
Laura. La mia tesi e i miei studi erano basati sul manuale di Ginecologia e Ostetricia (il cosiddetto “Pescetto” dal nome di uno degli autori) e sui protocolli (che sono differenti da clinica a clinica). Ma la mia vera formazione è arrivata quando ho visto donne partorire nei villaggi in Africa, o in una vasca a Londra, o nel silenzio di una casa australiana. Con pochissimi strumenti, solo esclusivamente con la mia presenza rispettando ciò che le donne volevano.
Lì ho capito cosa significa essere invece di fare.
Quindi, per ovviare e migliorare la formazione ostetrica, io e Laura abbiamo qualche proposta sulla formazione ostetrica. Ringrazio la collega Loredana, che ha anni di esperienza, per averci aiutato a migliorare l'elenco seguente.
1. Creare un curriculum che integri teoria e pratica fisiologica
Soluzione proposta:
Rivedere il curriculum accademico per garantire che la formazione in ostetricia includa più esperienze dirette con il parto fisiologico. Le ostetriche dovrebbero oltre che imparare la gestione di patologie e complicazioni, poter fare vasta esperienza di fisiologia per approfondire l'arte ostetrica di come accompagnare la donna per rafforzare le sue competenze nel percorso di nascita naturale. Sarebbe utile un maggiore focus sulla fisiologia del parto, con esercitazioni pratiche che insegnano a riconoscere, rispettare e favorire i processi naturali, tutelandoli da interventi se non necessari.
Implementazione:
Aumentare le ore di tirocinio in ambienti dove si attua l'arte ostetrica per ripristinare la fisiologia piuttosto che riferirsi unicamente a scelte medicalizzanti, luoghi come le case, le case di maternità e i consultori.
Offrire per tempi significativi tirocini pratici presso realtà che promuovono il parto fisiologico e l'approccio olistico.
Integrare il corso di studi con moduli di formazione sulla consapevolezza corporea, sul coinvolgimento emotivo che regola l'equilibrio psicofisico, sulla fisiologia degli affetti, su esperienze di rilassamento e di ascolto attivo, affinché le ostetriche possano realmente allenarsi a "sentire" se stesse per poter in seguito rispondere al meglio alle necessità della donna in gravidanza, durante il travaglio, il parto e nell'incontro con il bambino e con il nuovo di sé.
2. Includere la formazione psicologica nella preparazione ostetrica
Soluzione proposta:
- Integrare nei programmi di formazione ostetrica moduli che trattano le dimensioni psicologiche ed emotive del neonato, della gravidanza e del parto, della relazione mamma- bambino e padre. Le ostetriche devono essere in grado di supportare le donne anche sotto il profilo psicologico, rispondendo alle loro paure, ansie e bisogni emotivi.
- Rendere obbligatorio il supporto psicologico al personale ostetrico.
Implementazione:
Offrire corsi di formazione su come ascoltare e rispondere alle paure delle donne, su come comunicare empaticamente e senza giudizio, ma mantenendo lo sguardo sulla realtà e sulla verità dei fatti. Offrire esperienze di supervisione di casi clinici in contesti di analisi e lettura olistica delle persone.
Tutto ciò allo scopo di formare ostetriche che possiedano competenze di cura che, rispettando la complessità femminile, ne potenzino le caratteristiche intrinseche per la costruzione del materno, per la protezione del neonato e la strutturazione del nucleo famigliare. Competenze necessarie per offrire supporto emotivo- psicologico in gravidanza, nel pre e post parto con una relazione di cura efficace a produrre salute nell'immediato e a porre le basi per un benessere duraturo nel tempo. Questa formazione si allarga a riconoscere come gestire casi di disregolazione emotiva, traumi da violenza ostetrica o abusi.
Introduzione di training per la gestione dei conflitti, per essere in grado di ben lavorare costruttivamente in equipe; per evitare che le ostetriche si trovino, senza esserne consapevoli, a manipolare la donna o a imporre interventi sulla base di paura.
Gestione dei conflitti e lavoro in team sono anche necessari per integrare territorio e ospedale in caso di trasferimento, per assicurare consegne complete e mirate con la comunicazione adeguata con i diversi team.
3. Promuovere un approccio olistico alla formazione ostetrica
Soluzione proposta:
Riformare la formazione universitaria e continua per includere una visione olistica della gravidanza e del parto. Questo significa educare le ostetriche a non limitarsi alla medicina, ma anche a comprendere la salute emotiva, sociale e culturale della donna che partorisce.
Implementazione:
Inserire nella formazione universitaria un modulo specifico sulla salute sessuale e riproduttiva, la contraccezione consapevole, la prevenzione della violenza ostetrica, e l’ascolto delle esperienze personali delle donne.
Creare un programma di aggiornamento continuo che includa competenze per supportare la donna in situazioni particolari (ad esempio, donne che desiderano un parto a casa, donne fragili per relazioni precarie o instabili, donne che hanno subito violenze ostetriche, donne con feti malformati, donne con esperienze di aborti plurimi).
Aggiungere una sezione di formazione su come l’ostetrica può lavorare insieme ad altri professionisti, come psicologi, assistenti sociali e medici di varie specializzazioni, per offrire un supporto completo alla donna, alla coppia.
4. Incentivare una maggiore consapevolezza della violenza ostetrica e del supporto post-traumatico
Soluzione proposta:
La violenza ostetrica è una realtà troppo spesso ignorata nella formazione accademica e pratica. Per migliorare la qualità dell'assistenza, è essenziale che le ostetriche siano educate a riconoscere i segni di violenza fisica e psicologica e a offrire un supporto adeguato alle donne che ne sono vittime.
Implementazione:
Introdurre nella formazione universitaria e nei corsi ECM sessioni specifiche sulla violenza ostetrica e su come prevenirla.
Fornire supporto psicologico post-trauma per le donne che hanno vissuto esperienze di violenza durante il parto, e educare le ostetriche a riconoscere le forme di violenza (verbale, fisica, emotiva).
Sensibilizzare le ostetriche sui diritti delle donne e su come lavorare insieme alle donne per evitare situazioni di violenza, contribuendo a creare un ambiente di parto rispettoso.
5. Promuovere una cultura di empowerment per la donna in gravidanza e durante il parto
Soluzione proposta:
La formazione ostetrica dovrebbe includere più formazione sul concetto di empowerment, ovvero aiutare la donna a prendere decisioni consapevoli riguardo al proprio corpo e alla propria nascita. Le ostetriche dovrebbero essere preparate ad ascoltare, comprendere e rispettare le scelte delle donne, creando un ambiente dove le donne si sentano sicure e supportate.
Implementazione:
Creare moduli su come promuovere l'autonomia della donna durante il parto, fornendo informazioni su tutte le opzioni disponibili (ad esempio, parto in acqua, parto naturale, ecc.).
Organizzare incontri di formazione che trattino l'importanza del consenso informato, assicurando che le ostetriche abbiano gli strumenti per guidare le donne nel prendere decisioni consapevoli senza pressioni.
Includere la formazione sull’ascolto attivo, sulla gestione delle obiezioni delle donne e sull'importanza di facilitare una comunicazione chiara durante la gravidanza e il parto.
Un'ultima cosa veramente importante: rimuovere ogni forma di sponsorizzazione da corsi, pubblicazioni scientifiche e da libri e volantini.