Eh sì, tocca a molti genitori farlo, prima o poi.
Cosa?
Rendersi conto che - come dice La mia amica Vale - un figlio possiamo aiutarlo a diventare una persona migliore nella misura in cui ce lo permette.
Imparare dolorosamente che un figlio non viene certo per farci dormire sonni tranquilli, quantunque sia stato accolto, amato, cullato, ascoltato.
Acquisire con certezza il concetto che possiamo educarlo con amore nel rispetto di regole e di precetti, ma poi - una volta che giunge nel mondo - subìrà le pressioni esterne.
Nel mio piccolo mondo, lo spaccato social che osservo è composto da genitori la cui priorità è quella di comunicare con amici e followers, quanti 'punti-Paradiso' hanno accumulato i figli. Primi in classifica i genitori che hanno figli consacrati o che decidono di seguire una vocazione religiosa: probabilmente i figli non desidererebbero assolutamente che i loro affari spirituali venissero spiattellati in virtù dei ben più famosi 'Punti Genitore Perfetto', perché l'obiettivo è quello, ma tant'è. Poi seguono i figli che realizzano l'obiettivo fidanzamento-casto-matrimonio-santo, che va moltissimo ed è una medaglia d'argento che merita il podio e l'ammirazione. Poi ci sono, al terzo posto, tutti i figli che esercitano la nobile arte del volontariato, giustamente divulgata da post commossi dei genitori gongolanti.
Si fa per ridere, è giusto essere fieri dei figli, ma si sappia che questo atteggiamento nutre il senso di colpa di quel padre il cui figlio beve, della madre la cui figlia è manipolata, dei genitori il cui figlio è indubitabilmente una persona pessima. L'insegnamento che io trovo il massimo della paternità consapevole è quello del padre della ragazza che uccise madre e fratellino, che per tutta la vita ha seguito, amato, ascoltato la figlia assassina.
Eh no, cara la mia influencer o caro il mio influencer, tu non fai il bene di nessuno a divulgare ai 4 venti quanto i tuoi figli siano veramente strepitosi e quindi quanto tu sia, perché è questo ciò che conta, sul podio, entusiasta del tuo ottimo lavoro. Sai perché? Perché tu ti comporti come quelli della "parrocchia" opposta, che, muniti i figli di tacchi e piume di struzzo, li fanno dimenare di fronte a un popolo bavoso che plaude al coraggio della famiglia arcobalenata. La viscosità della bava è sempre la medesima: che un figlio abbia un clergyman o che abbia i capelli fino alle spalle e dica sui social che l'importante è che le persone si amino indipendentemente dal sesso assegnato alla nascita.
E vogliamo spiegare perché questo? Perché il risultato ultimo del raccontare le gesta del figlio non ha nulla a che vedere con il figlio stesso, ma molto ha a che vedere con l'orgoglio e il piedistallo del genitore. Quindi, come prima cosa, tengo in mente una regola base: un figlio è altro rispetto ai genitori e non è giunto sulla Terra per inorgoglirli, ma per trovare la propria vocazione ('missione' per chi soffre di scrofolosi al solo leggere termini religiosi). La postilla, lo ricordiamo, è che il figlio giungerà alla propria felicità quando sentirà che ottemperare alla sua vocazione gli aprirà il cuore, lo renderà felice, lo farà sentire amato e in grado di amare. Per chi crede, come me, che Gesù Cristo è la Via, la Verità e la Vita, la vocazione coincide col progetto di Dio sulla persona.
Ma ora giungiamo a noi, caro Berlicche.
Sì, ti scrivo anche io. E ti conviene sederti sulla seggiolina perché il discorso che ti faccio non lo ripeterò. Io non cedo a senso di colpa.
Piantati nel tuo cervello bacato che io sono una madre sufficientemente buona per i miei figli; sufficientemente adatta per ottemperare ai miei doveri; sufficientemente pazza dal sapere che ogni figlio il cui cuore ha battuto all'unisono con il mio, è amato sempre e comunque, indipendentemente da quanto ciò che lo aggredisce lo trascina in basso.
E sai perché, Berlicche? Perché non sono sola. Da tempo, proprio perché ogni figlio che Iddio mi ha affidato, per me è una gioia seguirlo e amarlo, amiche, amici, famiglie intere e interi plotoni di consacrati, stanno pregando con me. Perché, caro Berlicche, tu puoi vincere singole battaglie, ma la guerra la vince il Padreterno in quanto tu sei creatura, Egli è Creatore.
Caro Berlicche, tu hai messo sul cammino di mio figlio un inciampo enorme, ma io sarò per te un inciampo più grosso. I miei Padrenostro sono continui, le mie Avemarie non hanno un inizio né una fine, i miei Glorialpadre fanno parte di ogni pensiero che formulo nella mia mente. Tu mi mandi segnali che servono per farmi sentire inetta e incapace ebbene sì, sono inetta e incapace ma perdinci se c'è una cosa che so fare è amare i miei figli.
So come ragionate tu e le tue corna: tu vuoi quel figlio e lo attrai con l'arma che per il genitore è la più dura da ingoiare. Perché tu vuoi la Fede del genitore di modo tale da togliere l'esempio buono ai figli: colpire il Generale per sotterrare il suo Esercito... arguto ma sciocco. E sai perché? Perché il Generale quel trucco lo conosce e sa che tu, Berlicche, non prevarrai: ogni Generale è disposto a morire per ogni singolo Soldato, mentre tu no. E io non sono da meno. Ma invece che essere disposto a morire, io sono assolutamente disposta a vivere e pregare finché tu, con corna e forconi, non ti decomporrai fuggendo.
E ora ascoltami Berlicche, tu agisci indorando pillole e ammontando tutto di velluto, poi - una volta masticata la tua vittima e gettata nella disperazione - la butti via. Ebbene sì: fallo. Buttala giù, divorala, tanto tu vuoi questa battaglia. Ma non dare per scontata la tua vittoria perché nessuno abbandonerà mai quella persona, quel figlio sofferente.
Maria ha accolto la vita del Suo figlio, mai sottraendosi a ogni prova, fino a quella estrema del ricevere il corpo del figlio tra le braccia. Ebbene quel figlio è Risorto anche grazie al fatto che quella madre non lo ha abbandonato.
Ecco Berlicche: se pur io non abbia nulla di somigliante con la Madre Celeste, il Suo insegnamento è vangelo, per me. Parimenti a quanto sto pregando ora, raccoglierò il figlio sofferente quando tu te ne libererai, e lo farò vivere nutrendolo col mio cuore.
Fottiti Berlicche. E porta con te tutti i genitori perfetti il cui scopo è gettare nello sconforto i genitori imperfetti. Se Iddio mi ha affidato i Suoi figli, ci sarà un motivo che tu non sei in grado di capire.
Sì, piango. Sì, mi sento disperata. Ma ho decine di persone al mio fianco. Non sono sola.
Scappa Berlicche, perché non hai la stoffa per gareggiare con una madre che morirebbe per ognuno dei suoi figli.