Lettera alla piccola sposa

 
La Figlia G nel 2011

Te le ricordi, tesoro mio, quelle dolci parole incise sulla spazzola di Raperonzolo? «Il nostro amore è costante e fermo in cielo come stella, figlia amata, figlia bella»?

Sono le prime parole che mi affiorano alla mente quando penso a te e alle tremila volte che abbiamo visto insieme il cartone animato con Penelope, la draghetta cicciottella, o alle tantissime volte in cui abbiamo giocato a quel piccolo videogioco che, a rivederlo ora, fa quasi sorridere da quanto sia paleolitico digitale.

Mentre ti scrivo queste righe, caro tesoro mio, non riesco a trattenere le lacrime, perché fin dal momento in cui io e tuo padre ti abbiamo concepita — ben consapevoli di ciò che stavamo "combinando", nonostante le avversità ci fossero tutte, a partire dal fatto che non sapevamo quasi nulla l'uno dell'altra — io ti ho amata. È un amore viscerale, semplice, poco arzigogolato (per dirla con le parole della nonna Marisa), un amore così profondo che mi riesce persino difficile descrivere a parole.

Mi sono innamorata di te fin da quel primo istante in cui, dolorante per il taglio cesareo, mi hanno consentito di prenderti tra le braccia dopo averti data alla luce. Insieme abbiamo ballato, abbiamo parlato di filosofia, abbiamo letto ad alta voce, e tu mi hai insegnato a essere madre. Se sono quella che sono — e non sono granché, per l'amor di Dio —, le poche cose positive che mi qualificano le devo a te: alle tue lacrime, ai tuoi capricci, alle tue risate, ai tuoi baci e alla comprensione profonda che hai dimostrato crescendo, quando piano piano diventavi sorella maggiore. E che sorella maggiore sei stata!! Il meglio che i tuoi fratelli potessero chiedere a Dio.

 Hai ancora piccole sfumature da affinare, ma sono aspetti che si levigano col tempo e con l'età, perché sei ancora molto giovane: imparare ad affrontare un fratello che sbaglia o ad accostarti umilmente a una sorella in un momento di crisi sono percorsi che si imparano lungo il cammino, e tu hai tutta la vita davanti.

Ritorno con il pensiero a te, ai tuoi sorrisi, ai tuoi baci e a quelle coccole ininterrotte che ci siamo scambiate per due anni e mezzo. Tu mi hai insegnato ad amarti, mi hai insegnato l'amore e mi hai mostrato cosa sia la fiducia in Dio. Perché la Fede è proprio questo: un affidarsi abbandonato tra le braccia di un genitore. Le migliaia di volte in cui ti ho addormentato cullandoti dolcemente mi hanno fatto comprendere che è esattamente questo il rapporto che dobbiamo custodire con il Padreterno, Colui che ci conosce fino al numero dei capelli che abbiamo sul capo.

Oggi sei arrivata a venticinque anni e io non potrei chiedere di più. Hai scelto una strada importante, quella della bioetica, che una persona straordinaria come la mia santa collega Flora Gualdani ti ha trasmesso. Non mollare mai questa passione: tira fuori tutto ciò che sei e porta avanti con determinazione quello che ti eri prefissata di essere.

Combatti per le donne: per quelle vere, per quelle sante. Ispirati a figure come Santa Caterina da Siena, che scriveva a due papi contemporaneamente; a Santa Chiara d'Assisi, che fermava l'assalto alla città di San Francesco; alla meravigliosa mistica Santa Teresina di Lisieux; o ad Edith Stein, Santa Teresina Benedetta della Croce, che ha affrontato con coraggio il martirio dell'Olocausto. O come Chiara Corbella e Clare Crockett, donne di questo secolo, combattenti tostissime.

 Ispirati a loro che hanno scritto la storia e non aver mai timore della forza interiore che custodisci nel cuore e che puoi sprigionare. La vita riserva talvolta sorprese particolari da affrontare, ed è allora che occorre attingere a quella forza che per prima la Madonna, diventata madre a soli sedici anni, ha dimostrato di possedere in quanto donna. Ma rimani sempre te stessa: femmina, femminile, dolce, modesta e intelligente, capace di custodire le cose nel proprio cuore.

Cara Rebecca, amore mio, quando ti guardo il mio cuore esplode di un amore incondizionato, anche quando mi rispondi male, quando sei nervosa o quando fai ancora un po' i capricci come quando eri bambina. Non aver mai timore di amare e di donarti. Custudisci il tuo gruppo di amici, curalo e sii loro sempre prossima. E ora costruisci il tuo nido: sii, insieme a tuo marito, una casa sulla roccia, perché le avversità possono presentarsi dietro l'angolo e a ogni punto del cammino.

Provo per te un amore immenso: ogni volta che mi mandi un messaggio, mi fai una telefonata o persino quando mi invii uno sticker su WhatsApp, per me è una gioia immensa. Sei una bellissima persona, figlia mia, e sono infinitamente fiera di ciò che sei. Ricordati però che sarai sempre figlia e che io sarò sempre la tua mamma: tra le mie braccia potrai sempre rifugiarsi ogni volta che avrai bisogno di una coccola, di un abbraccio, di un bacio o di un consiglio. Il tempo vola, Rebecca: mi sembra ieri che sei nata, e invece io ho quasi cinquant'anni... Non mi restano altri cinquant'anni davanti, forse venti o trenta (se va bene...), e tu sei la figlia della quale potrò godere di più. Per questo avrai anche un filo di responsabilità verso le tue sorelle, Marta compresa: quella di far loro un po' da madrina (mai da madre, perché di madre ce n'è una sola). E il giorno in cui toccherà a te diventare madre, io sarò lì al tuo fianco, come sempre.

In queste parole racchiudo tutto ciò che posso lasciarti, ma la cosa più importante in assoluto resta il mio amore infinito. Tu sei la mia bambina e lo sarai per sempre, anche quando avrai i capelli bianchi e io li avrò ancora più bianchi dei tuoi — se avrò la fortuna di arrivare all'età di mio padre.

 Ti ricordi quando stava per nascere Pietro e tu mi pettinavi? Chissà se un giorno mi pettinerai ancora quando sarò anziana. Allora ci ricorderemo di quando avevi tre, quattro o cinque anni e giocavamo alla parrucchiera, con te che provavi a farmi le trecce o mi truccavi perché temevi che andassi a presentare i miei "stupidi libri" struccata e con le occhiaie fino alle ginocchia.

Grazie per quello che sei, grazie per quello che sei stata e per quello che sarai. Ti amo profondamente. E ricordati sempre di quando scrissi quel fogliettino per il papà con su scritto "Rebecca...": il papà ci aggiunse "Ti amo"* e mi chiese se mi scocciasse che lo scrivesse. Gli risposi di no, perché tu sei sua figlia e lui ti deve amare, anche più di me, com'è giusto e fisiologico che sia. Se c'è una persona al mondo che ti ama con tutto se stesso, quella è tuo padre: ricordatelo sempre. 

Ti amiamo davvero tantissimo.