"Non un punto in meno di così"


Questo ho detto alla mia diciassettenne, dopo averle letto una delle tantissime lettere che il mio nonno Gianni scrisse, durante il fidanzamento, alla mia nonna Marisa (la già famosa Nobis, per i lettori di questo blog). Ciò che ovviamente intendevo dire a lei, ma a tutte le giovani donne - e di riflesso ai giovani uomini -, è che l'amore deve avere queste fattezze, questo profumo, questa armonia.

Correvano gli anni della fine della guerra e Giovanni Rossella, milanese sfollato a Moltrasio, quattordicenne impiegato del Banco di Roma di Milano, conobbe - sul tram che portava studenti e lavoratori da Limbiate a Milano centro - una coetanea livornese la cui famiglia era sfollata - dopo aver abitato anche a Roma - a Varedo. 

Lo sguardo di Gianni e di Marisa si incontrò, e le loro vite si unirono. Da lì in poi la corrispondenza fu densa e prolifica. 

Una delle lettere, per l'appunto, è questa (ahimè stranamente senza data, ma facilmente riconducibile al fidanzamento e a un'età più matura, verso i diciotto anni circa).


Marisa cara,

questa lettera che ti scrivo è, o almeno vorrebbe essere, una risposta agli interrogativi che nella tua lettera ti sei posti.

In essa tu ti chiedi, o mi chiedi, se nei giorni delle mie ferie, in particolar modo, e in generale, tu non sia stata o tu non sia abbastanza affettuosa.

Tu credi, insomma, di non saper essere abbastanza affettuosa, di non saper dimostrare il tuo bene, di non farmi felice. 

In sintesi, credi di non saper essere donna.

In tutte queste tue supposizioni sbagli.

Sbagli perché vorresti amare senza essere quella che sinceramente sei.

Ami con la preoccupazione di non essere ciò che io vorrei.

Tutto ciò torna indubbiamente a tuo onore, ma non è così per me.

Sembra cioè che io ti voglia bene solo perché tu mi dimostri affettuosità, solo perché tu sei la donna che io vorrei.

Ma la donna che io voglio sei tu. Tu stessa. Quella di ieri, di oggi, di sempre.

Quella che sei, non quella che tu vorresti essere.

Non preoccuparti perciò credendo di non farmi felice.

Io ti amo e ti amerò sempre così. Tutto ciò che fai per me è sempre sufficiente.

Io non desidero altro che tu mi voglia bene sempre come te ne voglio io.

Quello che più importa nella vita è l'amore reciproco. Basta volersi sempre bene e il nostro grande amore può distruggere tutto ciò che gli si para contro.

Capito dunque, Marisella?

Sii sempre soprattutto te stessa, amami sempre: è tutto ciò che io desidero da te.

Per me tu sei tutta la vita, l'amore, la speranza, la gioia.

Tu sei il mio grande tesoro sopra tutte le cose. Tu sei la sola donna che amo e che sento d'amare tutta la vita.

Ogniqualvolta che ti stringo a me, ogniqualvolta che sento contro il mio il tuo corpo fragile e sinuoso, il profumo della tua carnagione fresca e vellutata, l'urto lieve del tuo piccolo seno, sento e capisco che sei tutto il mio amore, la mia piccola donna che adoro sopra tutto.

Arrivederci e baci, Gianni