La Figlia G trovò un'insegnante incapace in prima elementare. In seconda elementare ne cambiò 4 e l'ultima la mise in piedi dietro la lavagna due ore per punirla del fatto che, per rappresaglia verso una compagna dispettosa, le avesse scritto "cacca" sul quaderno. All'inizio della terza, l'insegnante lesse - con scherno - a voce alta in classe un biglietto che le avevo fatto pervenire tramite la bambina, perchè avevo trovato spiacevole il fatto che l'avesse sgridata di fronte alla classe il secondo giorno di scuola. Finalmente in quarta trovò una maestra decente. In prima media la docente di inglese si lamentò che non sapeva l'inglese. Quel dicembre decisi di tenerla a casa sino alla terza media. Dopo l'esame ritornò a scuola dove tre insegnanti diverse la bullizzarono: quella di matematica perchè non sapeva matematica, altre due perchè era stata a casa durante le medie e loro erano "contro l'istruzione parentale" (per partito preso, insomma). La Figlia G sta per laurearsi la terza volta alla faccia di tutti, ma solo perchè è una sopravvissuta al sistema scolastico governativo.
Lillo iniziò subito con il "Non si applica" e io ci cascai. Mi arrabbiavo, urlavo. Lui tremava e andava in ansia. Poi in terza lo tenni a casa. Quarta e quinta con un'altra insegnante. Alle medie è quello sensibile, bravo, intelligente, ma a stento raggiunge i 6. In terza un barlume di luce: la prof di matematica si ricorda che la figlia è psicologa scolastica. Sentii parlare di Disturbi dell'Apprendimento la prima volta e mi ricordai del fatto che lo Sposo scrive in uno stampatello illeggibile, che ha un modo tutto suo di leggere qualunque contenuto e che, se legge velocemente, pronuncia "pizzorante - ristoria", invece che "ristorante-pizzeria". Per renderlo sereno lo affidammo all'unica scuola privata di Viareggio che può essere considerata di ottima progettazione, poichè ha classi piccole e docenti abituati sopratutto a ragazzi coi DSA. Lillo è giunto al termine del suo percorso con serenità e adesso aiuta il padre allo studio tecnico.
Checcolens ha avuto un'ottima maestra delle elementari, ma ho capito, all'alba del quinto figlio, che se voglio salvare i miei figli dalle perdite di tempo, dai vari corsi di educazione sessuale, dai bullismi (anche dei professori), devo cavarmela da sola. Ed ecco che per lui, il Piccinaccolo (un altro DSA torturato per bene dalle insegnanti incapaci) e la Pantuffola (tolta in extremis con l'arrivo della malcapitata figlia di due mamme alla quale nessuno voleva spiegare la verità, tranne la Pantuffola che è andata in confusione biologica) si sono aperte le porte della scuola a casa: a questo punto della mia vita preferisco che i miei figli siano ignoranti per colpa mia, piuttosto che ignoranti a causa del fatto che gente pagata sia riuscita a non fare bene il proprio lavoro. Con questo non dico che non ci siano insegnanti capaci (ne conosco diversi), per l'amor di Dio, ma diciamo che evidentemente noi siamo stati sfortunati.
Per tutta questa serie di avventure/sventure ho optato per farmi aiutare da una scuola online, che ho imparato a conoscere con il tempo. Ed è per questo che ho deciso di enumerare le potenzialità di questa opzione, alla quale sono giunta con calma e ponderando bene le strade di fronte a me. Scegliere l'istruzione parentale potenziata da tutor online e gruppi di pari significa che ho voluto offrire ai miei figli un ambiente al riparo dalle distrazioni e dalle ingerenze ideologiche che saturano le aule tradizionali. Nel contesto virtuale, senza tempo da perdere in propaganda o laboratori esterni, le lezioni sono dedicate interamente alle materie fondamentali per preparare con serietà l'esame annuale di idoneità. Questa scelta mi ha permesso anche di sfatare il mito della socializzazione scolastica: a scuola si va per imparare, non per forza per stringere amicizie che spesso nascono solo per vicinanza anagrafica. Le relazioni autentiche dei miei figli si sviluppano in contesti sani scelti liberamente fuori da scuola, come lo sport, la parrocchia o gli scout. Separare lo studio dagli affetti lascia loro la libertà di apprendere secondo i propri tempi naturali, riducendo l'ansia e rafforzando la crescita emotiva e i legami familiari, con il supporto imparziale di insegnanti qualificati che mi alleggeriscono dal ruolo di unica educatrice. Infine, reputo fondamentale la sicurezza di un ambiente digitale protetto: l'uso di piattaforme trasparenti evita lo scambio di contatti privati ed elimina alla radice il rischio di bullismo e cyberbullismo. La supervisione costante garantisce che i miei figli non vengano mai abbandonati davanti allo schermo, offrendoci un modello flessibile che si adatta perfettamente alle esigenze della nostra vita familiare e lavorativa.
Trovo questo approccio interessante anche per gli studenti con Disturbi Specifici dell'Apprendimento. L'uso della tastiera e del computer trasforma la scrittura in un gesto fluido, ordinato e privo di frustrazione, mentre gli strumenti digitali e l'introduzione guidata all'intelligenza artificiale favoriscono la revisione autonoma dei compiti. In questo modo posso avviare i miei ragazzi a un uso virtuoso, etico e critico della tecnologia sotto l'occhio attento di insegnanti preparati. Come sostiene la mia cara amica ultraottantenne Anna Maria de Majo — che tiene lezioni online di latino anche per i miei figli —, non si può usare l'Intelligenza Artificiale se non si è prima intelligenti e acculturati, proprio perché nessun dispositivo possiede spessore, puntigliosità, competenza e capacità di approfondimento. L'integrazione con gruppi di studio mirati permette infine di vivere una cooperazione accademica autentica e mai forzata, restituendo ai ragazzi il piacere di imparare insieme in un clima neutrale, sereno e focalizzato sul loro reale futuro.
Giusto per chiarire, ricordo che per il grande Storico della Scuola, professor Giuseppe Fioravanti, il bisogno costante di studenti da parte della scuola governativa risponde a una duplice esigenza: una di natura politico-ideologica e l'altra di natura burocratico-demografica. Sul piano storico e politico, la scuola di Stato nasce non per rispondere al naturale e spontaneo desiderio di sapere del singolo alunno né per sostenere la primaria funzione educativa della famiglia, ma per assolvere al progetto statalista di "fare gli italiani", modellandone la coscienza secondo una visione uniforme. Ispirandosi alle teorie illuministe di Gaetano Filangieri e alla successiva tradizione centralizzatrice — dalla legge Casati alla riforma Gentile — l'istituzione governativa concepisce lo studente come l'oggetto su cui esercitare il monopolio dell'istruzione; in questo modo, l'insegnamento si trasforma in uno strumento di governo volto a diffondere un'etica civile laica ed egualitaria e a garantire l'integrazione delle masse nell'apparato statale. Parallelamente, sul piano strutturale e organizzativo, l'elefantiaco sistema scolastico necessita di studenti per alimentare la propria autoconservazione e giustificare la propria macchina burocratica. Il Professore ha sempre evidenziato, infatti, come le politiche scolastiche abbiano progressivamente sostituito la ricerca autentica della cultura con il valore legale del titolo di studio, riducendo la gestione della scuola a una risposta verso pressioni sindacali e politico-elettorali tese a garantire la stabilità occupazionale del personale docente. In questa logica corporativa, gli alunni rappresentano il requisito demografico indispensabile: senza la loro presenza, le classi si contraggono, i docenti diventano in esubero e l'intero impianto amministrativo rischia di perdere legittimazione. Da qui la naturale tendenza del sistema a prolungare l'obbligo scolastico e a trattenere i giovani all'interno delle aule il più a lungo possibile, convertendo la loro presenza in un mero fattore di sostenibilità per l'apparato. In definitiva, la scuola governativa necessita degli studenti sia come materia prima ideologica — cittadini da conformare alle direttive centrali dello Stato — sia come giustificazione demografica per la sussistenza della propria struttura burocratica. Questa dinamica si pone in aperto contrasto con il modello sostenuto da Fioravanti, che concepisce l'istruzione come una comunità intermedia genuinamente al servizio della famiglia e della persona, il cui valore risiede nel coltivare la crescita individuale anziché nel servire le esigenze di controllo o di organico dello Stato.
(Giuseppe Fioravanti, Riflessioni e spunti per una pedagogia della scuola, Japadre Editore, L'Aquila-Roma, 2001 (in particolare pagine 66-67, 100-107, 130-135) e Pedagogia ed Educazione Familiare, L.U. Japadre Editore, L'Aquila-Roma, 1983 (pagine 29, 60-63, 76-79) e Pedagogia dello Studio (pagine 16-17, 238-240).
Quindi sin qui: nella scuola online: i docenti non si sentono tranquilli nel fare gli ideologi perché molte volte le lezioni sono registrate; ci sono scuole online che hanno un tutor dedicato a ogni studente, e hanno un tutor formato sui disturbi specifici dell'apprendimento per gli studenti certificati; per quanto attiene gli studenti, non ci sono rischi di imitare atteggiamenti sbagliati, non essendoci tempi morti (intervalli, supplenze, eccetera). Aggiungo il fatto che una piattaforma costa meno di una scuola privata (tra l'altro nella mia zona le scuole private paritarie sono poche e non hanno differenze con le scuole pubbliche né dal punto di vista della preparazione degli insegnanti (per Cigols ho sborsato quasi 10.000 in quattro anni di scuola privata, per cosa? Un pediatra, una logopedista, una psicologa scolastica e una neuropsichiatra infantile che giudicarono l'insegnante un'incapace e mi ingiunsero di toglierle il bambino dalle grinfie). Inoltre attualmente l'insegnante della scuola pubblica non si sceglie, ma capita e se tale insegnante è un' o un incapace, le uniche opzioni sono: l'insegnante privata a supporto (e anche qui credo che 20.000 euro in tutto per le ripetizioni di diversi figli li abbiamo tirati fuori) e un professionista esterno - o un equipe - che prendendo le difese di un bambino, certifichi qualcosa (ovviamente spesso sono team privati poichè per un appuntamento presso la sanità pubblica si fa in tempo ad avere il figlio certificato quando ha bisogno del certificato di idoneità al servizio di leva). Oppure è possibile cambiare scuola, passando prima per le maniere forti. Ricordo che il Piccinaccolo fu mandato dalla psicologa scolastica il cui unico scopo, capii dopo sei o sette sedute, che era dimostrare che la famiglia non fosse funzionale e che esageravamo noi a lamentarci delle incapacità delle docenti (nonostante i colloqui con logopedista e neuropsichiatra infantile risultarono inutili e abbastanza eloquenti a sfavore dell'idoneità all'insegnamento di costoro): ricordo che il dirigente (psicologo e dottore di ricerca in neuroscienze, già ricercatore e docente a contratto presso la scuola di specializzazione in Psicologia clinica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), tramite la psicologa, ci fece capire che se non ci trovavamo bene a scuola, avremmo potuto cambiarla oppure valutare la maestra privata (cosa che già avevamo già dalla prima elementare).
L'istruzione parentale rappresenta un percorso ricco di opportunità, ma richiede comunque un'attenta valutazione delle sue criticità organizzative e relazionali. Sovrapporre il ruolo educativo di genitore a quello di supervisore didattico richiede grande pazienza e adeguate competenze pedagogiche, poichè, senza un giusto equilibrio, il rischio è quello di innescare continue tensioni e conflitti all'interno delle mura domestiche. Garantire la presenza costante di un adulto a casa implica un'organizzazione rigorosa, praticabile soprattutto per chi ha orari flessibili o lavora da remoto, mentre per i genitori impegnati a tempo pieno fuori casa la gestione quotidiana può diventare un ostacolo complesso da superare. Questo modello comporta inoltre un'esposizione continuativa agli schermi e necessita di una solida autodisciplina; al contempo, sostenere l'esame di idoneità annuale di fronte a una commissione esterna e sconosciuta può rappresentare una forte fonte di ansia da prestazione per i ragazzi. Infine, poiché la socializzazione non avviene tra i banchi, la famiglia deve farsi carico di integrare la giornata con attività sportive, culturali o associative, investendo tempo ed energie nella gestione quotidiana degli spostamenti e della vita di relazione dei figli.
Per ultimo contrariamente all'opinione comune, la scuola pubblica nasconde costi indiretti notevoli, rendendo l'istruzione parentale online un'opzione trasparente e finanziariamente sostenibile. Nella scuola pubblica statale, l'assenza di una retta scolastica formale è ampiamente compensata da uscite continue per ripetizioni pomeridiane, indispensabili per colmare lacune o affiancare studenti con DSA, a cui si aggiungono le spese per materiale integrativo, mensa, trasporti e spesso percorsi psicologici privati necessari per gestire classi complesse o scavalcare le lunghe liste d'attesa della sanità pubblica, portando il costo reale annuale tra i 2.700 euro e oltre i 7.000 euro. La scuola paritaria privata si conferma invece la scelta economicamente più onerosa, con un costo complessivo tra i 5.700 euro e gli oltre 14.000 euro all'anno: alle rette importanti, infatti, si sommano le spese per divise, mense, trasporti dedicati e materiali specifici, a fronte di un'offerta formativa non sempre all'altezza delle aspettative. L'istruzione parentale online si colloca in una fascia intermedia e prevedibile, con una spesa totale annua compresa tra 2.600 e 4.850 euro. La retta della piattaforma racchiude già al suo interno docenti qualificati e supporto specialistico, eliminando alla radice ripetizioni e tutor esterni, mentre l'azzeramento dei costi di trasporto e mensa consente di reindirizzare le risorse nell'acquisto di dispositivi informatici e nelle attività sportive ed extracurricolari.
Guardando al percorso fatto con ciascuno dei miei figli — dalle punizioni assurde e il bullismo subito dalla Figlia G fino al riscatto della sua terza laurea, dalle urla per il "non si applica" di Lillo prima di scoprire il DSA fino al suo approdo sereno allo studio tecnico con il padre, passando per i disastri didattici e ideologici vissuti con Lannina, Cigols, Checcolens, il Piccinaccolo e la Pantuffola — posso dirlo con piena consapevolezza: non si è trattato di un semplice cambio di didattica, ma di una vera e propria scelta di tutela. Siamo arrivati alla scuola a casa e al supporto delle piattaforme online non per ripiego, ma dopo aver pagato a caro prezzo, sia emotivamente che economicamente, le falle di un sistema scolastico governativo che troppo spesso fagocita la persona per difendere le proprie strutture burocratiche o per fare proselitismo. Alla fine, tra rette private rivelatesi inutili e decine di migliaia di euro spesi in ripetizioni ed équipe specialistiche per difendere i ragazzi da maestre e dirigenti incapaci, abbiamo capito che la priorità era restituire ai nostri figli il diritto di imparare in un ambiente sano, libero e rispettoso delle loro specificità.
Se i miei figli oggi studiano con serenità, crescono al riparo da ideologie calate dall'alto e affrontano l'apprendimento senza l'ansia da prestazione o la mortificazione del voto regalato "per pietà", non è grazie a un apparato che li voleva numeri da conteggiare o menti da conformare. È perché, come famiglia, abbiamo deciso di riprenderci la responsabilità della loro educazione, restituendo allo studio il suo senso più autentico: quello di coltivare la persona, l'intelligenza e la libertà.
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